DONNA E MAMMA
 
 
Cura e Igiene del neonato
Ecco tutti i suggerimenti della Societā Italiana di Neonatologia per prendersi cura del bimbo appena nato

Il bambino è naturalmente dotato di meccanismi di difesa immunitaria e di anticorpi per adattarsi rapidamente all’ambiente esterno e per raggiungere così un delicato equilibrio tra poteri di difesa interni e microrganismi dell’ambiente.
Proprio per l’impatto che il neonato ha con l’ambiente, il genitore si è sempre preoccupato di ridurre i rischi dell’infezione adottando norme igieniche di protezione per salvaguardarne la salute. Anche se negli anni c’è stato un graduale e costante miglioramento delle misure di garanzia d’igiene e sicurezza ambientale che ha contribuito alla riduzione del rischio di infezioni nei neonati, tutto ciò non dispensa comunque i genitori dal seguire alcune regole fondamentali d’igiene.

Quali precauzioni generali è necessario prendere?

La trasmissione di microrganismi responsabili delle infezioni neonatali, successive ai primissimi giorni di vita, avviene per lo più attraverso le mani, il respiro e il contatto di corpi estranei con la pelle o le mucose del piccolo. In questo contesto, rivestono notevole importanza delle semplici regole d’igiene:

un’accurata detersione delle mani che dovrà precedere qualsiasi accudimento diretto del bambino e
l’eventuale uso da parte dell’adulto di mascherine sterili a protezione della bocca e delle narici, è opportuno per evitare il passaggio attraverso il respiro di micro-organismi diretti sul neonato, in caso di infezioni delle vie respiratorie del genitore o di chi accudisce direttamente il neonato al momento della poppata, del cambio di pannolino, del coccolamento. La mascherina va rimossa non appena cessi il contatto diretto con il neonato

Cosa fare per l’igiene e la cura del tralcio del cordone ombelicale?

Nei primi giorni dopo la nascita, le cure date al neonato prevedono sia l’accurata detersione del tralcio del cordone ombelicale, sia la protezione di questo da fonti di possibili infezioni. Molto importante è anche cercare di favorire il rapido essiccamento del tralcio così da facilitarne la caduta. Queste attenzioni coinvolgono direttamente i genitori che, dopo la dimissione della mamma e del neonato, dovranno prendersi particolare cura del tralcio ombelicale per alcuni giorni.

Consigli pratici: a seconda delle condizioni ambientali (temperatura, umidità, ecc.) e dell’eventuale contatto con le urine del bimbo o con altre fonti di umidità, i tempi dell’essiccamento variano.
Per favorirlo si possono adottare diverse tecniche e, anche in base alle esperienze locali, le metodiche qui proposte sono varie:

se le condizioni igienico-ambientali sono buone, l’essiccamento può essere favorito dell’esposizione all’aria, avvolgendo il tralcio solo in garze sterili protettive;
il tralcio ombelicale può anche essere oggetto di medicazioni, 2-3 volte al dì, con soluzioni antisettiche specifiche;
alcuni ospedali utilizzano e consigliano l’applicazione più volte al dì, senza mai esagerare, di alcol etilico a basso volume (60°-70°), non tanto per la sua modesta azione antisettica, quanto piuttosto per l’effetto essiccante che deriva dalla sua evaporazione;
si possono anche utilizzare medicamenti antisettici in polvere;
più recentemente è stata adottata l’applicazione di zucchero salicilato (97% di zucchero a velo e 3% di acido salicilico in polvere, con effetto antisettico), cosparso quotidianamente fino a ottenere il distacco del cordone.
Ricordate: il mancato distacco del tralcio del cordone ombelicale, talora anche dopo 15-20 giorni, o la presenza d’infezioni ombelicali o peri-ombelicali richiedono l’intervento e le cure di personale sanitario specializzato.


Come lavare e detergere il bambino?

Dopo la dimissione, soprattutto dopo il distacco definitivo del cordone ombelicale – che comunque non costituisce di per se stesso un ostacolo all’immersione del bambino in acqua – il piccolo può fare il bagnetto a seconda delle scelte dei genitori, delle loro attitudini e motivazioni di varia natura. Lo scopo del bagno, al di là dei bisogni di pulizia, è anche quello di attivare la circolazione sanguigna della pelle e la traspirazione.
Così, dopo il bagnetto, non è assolutamente indispensabile applicare creme o latte idratante sulla pelle del bambino. Può invece essere molto utile l’applicazione di una pasta/crema sul sederino per proteggerlo da qualsiasi irritazione da urine e feci.
È invece sicuramente pericoloso l’uso del borotalco – in alcuni paesi è chiaramente indicata sulle confezioni la sua pericolosità nella prima infanzia – in quanto può essere inalato dal bambino se cosparso in quantità cospicua sul torace e sugli arti superiori o, peggio, aspirato direttamente dal contenitore, se il piccolo lo utilizza per gioco.
L’alternativa al bagno è costituita dall’uso di spugnature con acqua a temperatura adeguata, almeno nei primi giorni dopo la nascita. L’acqua e il sapone possono essere sostituiti da latte detergente o da altri prodotti dell’ampia gamma di offerte destinate a queste età. Se, infatti, si nota che il bambino vive il bagnetto come un momento di tensione o di disagio, in tal caso è meglio diradarne la frequenza, detergendolo in modo adeguato ma evitando o limitando la fase d’immersione.


Il rito del bagnetto

Mentre viene lavato, il piccolo può gradire molto che gli parliate o gli offriate giochini in modo da rendergli questo momento particolarmente piacevole. Se il bambino si diverte a contatto con l’acqua, è giusto prolungare questo momento ludico. Se invece protesta, piange, si irrigidisce non vuol dire che non ama l’acqua, ma che avverte qualche elemento di disagio (temperatura, schizzi, insicurezza da parte di chi lo sostiene, ecc.).
In questo caso sarà opportuno cercare di comprenderne le ragioni e provare a rifare il bagnetto dopo qualche giorno. Se d’estate fa molto caldo, si può dare sollievo al piccolo utilizzando delle spugnature fresche oppure offrendogli più volte l’immersione in acqua tiepida.
La pratica del bagnetto, dopo i primi giorni del rientro a casa, può essere seguita da un leggero massaggio, che, se gradito dal piccolo, induce rilassamento e predispone al sonno. L’esperienza, comunque, insegna che se il bambino dimostra gradimento per il bagnetto, che rappresenta un momento felice, quasi un gioco, non vi è alcuna controindicazione nel lavarlo nella vaschetta da bagno anche quotidianamente.

Consigli pratici: anche se ogni bambino può reagire diversamente all’esperienza del bagnetto, si possono tuttavia dare alcuni utili suggerimenti:

il bagno può essere eseguito anche nei primi giorni dopo la nascita;
il bagno non deve comunque rappresentare momenti di tensione o di disagio: in tal caso è meglio diradarne la frequenza detergendo il piccolo in altro modo;
la temperatura ideale dell’acqua oscilla tra i 32°C e i 35°C, a seconda della percezione del piccolo e, perciò, del suo gradimento: il controllo della temperatura può essere fatto con termometri a lettura istantanea o, più tradizionalmente col contatto del gomito della madre o del padre con l’acqua;
il bagno può essere eseguito direttamente nella vasca di casa o, ancora meglio, in una vaschetta per bambini, mettendo sul fondo un tappetino di gomma per ridurre il rischio di scivolamento;
se si usa la vaschetta per bambini, bisogna accertarsi ogni volta che questa venga sistemata su un piano molto stabile e grande, adeguato a contenere tutto quanto occorre, evitando così di doversi allontanare anche solo un istante dal piccolo (non lasciatelo mai solo nell’acqua, neanche per un secondo!);
in caso venga utilizzata la vasca grande, opportunamente detersa e predisposta per le esigenze del piccolo, è opportuno che si ponga maggiore attenzione vista la grande massa d’acqua e lo spazio molto più ampio; l’opzione del bagno in vasca grande offre l’opportunità, in molte famiglie, d’immergersi accanto al figlio;
la stanza dove viene effettuato il bagno dovrà essere sufficientemente riscaldata, evitando però l’eccessivo surriscaldamento e la relativa umidità;
i prodotti in commercio per il bagnetto del bambino offrono un’ampia possibilità di scelta di pH, di detergenza, di comfort adeguati alle caratteristiche della cute a quest’età, ma ciò non esclude l’uso del tradizionale sapone cosiddetto neutro.
Ricordate: non si deve abbandonare mai, nemmeno per un attimo, il bambino da solo nella vaschetta, infatti, a parte il rischio di annegamento che può verificarsi anche in condizioni di ridotto volume di acqua, il piccolo può inalare acqua schizzata o riversata sul volto giocando con contenitori cavi, ecc. oppure, scivolando, può spaventarsi e procurarsi piccoli traumi. Infine non deve essere posto in prossimità di erogatori di acqua (rubinetti, miscelatori, ecc.) per il rischio di ustioni di acqua ad alta temperatura.


Quando tagliare le unghie?

Dopo il bagnetto, si possono tagliare le unghie del piccolo (che si saranno ammorbidite con l’acqua) utilizzando forbicine a punta arrotondata: il profilo delle unghie delle mani segue la curvatura del polpastrello delle dita, mentre quello dei piedi è più lineare, conservando l’angolatura alle estremità.


Come pulire le orecchie?

La pulizia dell’orecchio del neonato si limita al padiglione esterno e all’accesso del condotto uditivo, ricordandosi di non utilizzare cotone idrofilo (cotton-fiock) o altro materiale estraneo all’interno del condotto, in quanto il piccolo, reagendo a stimoli dolorosi o fastidiosi, potrebbe improvvisamente effettuare bruschi movimenti del capo con conseguenti lesioni del timpano.


Come pulire il naso?

Anche per la pulizia interna del naso, si raccomanda di non usare corpi estranei, ma tutt’al più l’instillazione di qualche goccia di acqua, di soluzione fisiologica o isotonica di bicarbonato, per migliorare la fluidificazione del muco e per favorirne la rimozione.


Cosa fare per il cambio del pannolino?

Nei primi giorni dopo la nascita il bambino viene generalmente cambiato e lavato molto spesso, in rapporto alla frequenza dei suoi bisogni. Tolto il pannolino, il bambino può essere lavato con acqua nel lavandino del bagno, tenendolo in braccio a pancia in giù e ben appoggiato sul braccio di sostegno, mentre viene deterso con l’altra mano utilizzando sapone o altro detergente. Può essere risciacquato direttamente sotto il rubinetto verificando prima che l’acqua corrente sia tiepida. Per quanto riguarda le bambine, per evitare che eventuali fonti d’infezione passino dall’ano alla vagina, sarà opportuno lavarle e asciugarle procedendo dal davanti al dietro. La scelta di preferire l’uso di salviettine predisposte per la pulizia del bambino al momento del cambio di pannolino è ovviamente lasciata ai genitori.
L’offerta del commercio è ampia, ma andrebbero privilegiati, almeno nei primi tempi, i prodotti che non contengono essenze profumate, ma solo emulsioni leggere che non ungono la cute. In tal caso si raccomandano comunque lavaggi giornalieri, con l’utilizzo di detergenti a basso grado di acidità.
Nelle bambine, nel corso delle prime settimane dopo la nascita, possono essere frequenti delle secrezioni vaginali, ma non è assolutamente opportuno tentare di rimuoverle dall’interno. Esse sono la conseguenza dell’effetto, sulla mucosa del neonato, di ormoni materni ricevuti attraverso la placenta nel corso della gravidanza, ma nel volgere di 15-20 giorni esauriscono i loro effetti. Nei maschietti il prepuzio è spesso aderente al glande, ma nelle delicate manovre di detersione del pene non è opportuno cercare di scoprire del tutto il glande con manovre di stiramento verso il dietro del prepuzio.
Il pannolino non deve mai essere troppo aderente, ma di misura adatta e posizionato con gli adesivi davanti. Nei maschietti ancora in attesa del distacco del cordone ombelicale, nel pannolino il pene dovrebbe essere rivolto verso il basso, nel tentativo di evitare che, facendo la pipì, il piccolo bagni il cordone ombelicale. Di fronte a banali arrossamenti del sederino è spesso sufficiente, se le condizioni ambientali lo consentono, detergere e asciugare delicatamente la parte e lasciarla esposta alla circolazione d’aria attraverso l’impiego di un pannolino applicato in modo ampio e molto largo, oppure ponendo per qualche ora il piccolo a pancia in giù adagiato su un pannolino "aperto" per raccogliere la pipì.


Come prevenire e curare la congiuntivite neonatale?

Alla nascita, a tutti i neonati vengono instillate negli occhi delle soluzioni antisettiche o contenenti antibiotici, come pratica di prevenzione dell’infezione congiuntivale. Tuttavia a distanza di qualche giorno dalla nascita, alcuni neonati possono presentare una secrezione oculare che ostacola la normale apertura delle palpebre. Questo fenomeno, denominato congiuntivite neonatale può coinvolgere un solo occhio, ma più frequentemente tutti e due gli occhi. L’evento non deve preoccupare eccessivamente il genitore; si tratta, infatti, di una banale congestione della mucosa nasale o di un ostacolo nel deflusso delle lacrime con conseguente infiammazione e produzione di secrezione.
Questo piccolo inconveniente potrebbe ripresentarsi nel corso dei primi mesi, ma dovrebbe scomparire con la crescita del bambino (lo sviluppo della parte centrale del volto). Pertanto è molto raro dovere far ricorso all’oculista o all’otorinolaringoiatra per curare questa congiuntivite.
Questa lieve infezione, che nel piccolo neonato può presentarsi a qualunque ora, nel bambino più grandicello compare per lo più al suo risveglio al mattino. È sufficiente detergere delicatamente l’occhio dalle secrezioni ed effettuare un leggero massaggio della palpebra inferiore verso la radice del naso. In questo modo si potrà osservare la regressione di questo banale evento in poche ore.
Se, invece, il fenomeno non regredisce, dopo la detersione accurata, nel volgere di 12-24 ore, oppure si è in presenza di un importante arrossamento delle palpebre, soprattutto se accompagnato da rialzo della temperatura corporea, è comunque necessario consultare con tempestività il pediatra o l’oculista.


Quali precauzioni prendere durante l’allattamento?

Per quanto riguarda l’alimentazione del bambino, l’allattamento al seno evita tutti i rischi di contaminazioni del latte, connessi alla manipolazione e utilizzo del biberon e delle tettarelle, all’uso ripetuto dei contenitori del latte, ecc. Invece, nel caso in cui il bambino è alimentato con latte artificiale, i genitori devono porre la massima attenzione all’igiene di contenitori (sia del latte in polvere, sia di quello in confezione liquida), delle tettarelle, dei biberon, delle ghiere, ecc.
È buona pratica, quindi, porre dopo un accurato lavaggio tutto l’occorrente per la poppata in soluzioni disinfettanti (o in acqua bollente per quindici minuti) il biberon sarà così "sterile" in tutte le sue parti e pronto per l’uso. Sarà importante poi seguire ogni precauzione che eviti ogni ulteriore contaminazione del biberon, si dovrà prestare la massima attenzione a ogni passaggio-manipolazione che preceda il contatto del biberon con la bocca del piccolo.
Soprattutto nel momento in cui viene trasferito il latte liquido dal contenitore al biberon oppure quando viene ricomposto il latte in polvere, c’è rischio di appoggiare la tettarella del biberon o il misurino del latte in polvere su superfici improprie, vanificando gli effetti delle precauzioni prese precedentemente nelle procedure di lavaggio e di sterilizzazione del biberon.


Fonte: opuscolo "Quando nasce un bambino" (sezione a cura del Prof. Franco Macagno - SIN - Società Italiana di Neonatologia)

14/09/2007




 
 
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